Il Lazio torna a muoversi: idee concrete per il trasporto regionale

In un’epoca in cui la velocità delle connessioni definisce la qualità della vita e la competitività dei sistemi territoriali, la mobilità nella Regione Lazio non può più essere relegata a una questione puramente tecnica. Questa dev’essere riconosciuta come una vera e propria infrastruttura sociale, economica e civile. Ogni giorno, infatti, centinaia di migliaia di cittadini attraversano il territorio regionale per ragioni di studio, lavoro o salute, rendendo il sistema dei trasporti il baricentro dell'equità sociale. Tuttavia, quando questo meccanismo si inceppa, il costo non è solo un disagio marginale, ma si traduce in ore sottratte alla vita privata, in una drastica riduzione della competitività economica e in un aumento delle disuguaglianze che alimenta la sfiducia nelle istituzioni. I numeri che descrivono questa realtà sono imponenti: 700.000 pendolari ferroviari, 200.000 utenti del trasporto extraurbano su gomma e oltre un milione di spostamenti quotidiani complessivi.

Eppure, nonostante la chiarezza di questa emergenza, la giunta guidata dal presidente Rocca ha dimostrato in oltre tre anni di governo un’incapacità disarmante nel trasformare la dote di programmazione e risorse ereditata dalla precedente amministrazione in opere concrete e miglioramenti percepibili. Il Lazio di oggi, contrariamente a quanto vorrebbe far credere la propaganda di centrodestra, non è partito da zero, ma ha ricevuto in eredità piani già strutturati, fondi stanziati e interventi pronti a partire. Sotto la gestione Rocca, però, questa preziosa eredità si è arenata in una palude di immobilismo, ritardi cronici e una totale assenza di visione strategica che ha portato al blocco dei cantieri e al degrado dei servizi. Mentre Roma Capitale, nonostante le difficoltà del caso, ha saputo mostrare una capacità di visione e di utilizzo delle risorse nettamente superiore, la Regione a guida centrodestra è letteralmente arretrata, rinunciando a esercitare il proprio ruolo di guida e di coordinamento. Questa inerzia è particolarmente evidente nel settore ferroviario, che dovrebbe rappresentare l'asse portante della mobilità regionale.

La traiettoria virtuosa avviata negli anni precedenti, caratterizzata dal rinnovo del materiale rotabile e dal potenziamento dell'offerta, si è interrotta bruscamente sotto i colpi dell’inefficienza di Rocca e della sua maggioranza. Invece di sbloccare i colli di bottiglia e difendere politicamente le opere strategiche nel confronto con il Governo, la Regione ha assunto una postura debole, assecondando in modo passivo
le richieste di maggiore penetrazione dei servizi ad Alta Velocità a discapito dei pendolari locali.

Esempio più clamoroso riguarda le ferrovie ex concesse, Roma-Lido e Roma-Viterbo, dove la giunta precedente aveva lasciato una base solida: un piano da 350 milioni per la gestione regionale e oltre 500 milioni complessivi per nuovi treni e raddoppi. Cosa ha prodotto il governo Rocca in questi anni? Sulla Roma-Lido i lavori sono tutti in ritardo, il cronoprogramma è saltato e il servizio resta disastroso; sulla Roma-Viterbo è andata persino peggio, con il cantiere del raddoppio inaugurato nel giugno2025 e durato appena un giorno, con effetti devastanti sul territorio. La vicenda dei nuovi treni, bloccata per anni a causa di problemi burocratici sulle fidejussioni prodotte dall’azienda aggiudicataria, è stata trasformata dalla destra in un patetico argomento di polemica politica per coprire la propria incapacità di trovare una soluzione rapida ed efficace, nonostante l'azienda coinvolta fosse partecipata dallo Stato.

La stessa inerzia paralizzante si riscontra sui raddoppi ferroviari e sulla chiusura dell’anello di Roma: opere come il raddoppio Cesano-Bracciano, Campoleone-Aprilia e Lunghezza-Guidonia sono scomparse dai radar, lasciando i cittadini in balia di un servizio sempre meno affidabile. È un bilancio fallimentare per un presidente che sembra essersi occupato malamente solo di sanità, dimenticando completamente
che lo sviluppo del Lazio passa anche per il diritto alla mobilità.

Sul fronte del trasporto su gomma, il patrimonio di affidabilità costruito da Cotral negli anni scorsi rischia di disperdersi a causa di politiche industriali nulle e di un avvio caotico delle Unità di Rete, gestito senza alcun confronto con i territori e poi bloccato per timore di ulteriori disastri amministrativi. Di fronte a questo deserto di idee della maggioranza di centrodestra, il Partito Democratico propone un progetto
di Regione che rimetta insieme Roma e le province, investendo seriamente sulle aree interne per evitare che restino isolate e marginalizzate.

Il piano del Partito Democratico si articola su misure concrete e immediatamente attuabili: l’introduzione della tariffa metropolitana per la prima cintura di Roma per agevolare 400.000 residenti, l'aggiunta di treni pendolari sulla Roma-Cassino con un investimento di 8 milioni di euro , l'attivazione di bus veloci da Viterbo verso Orte per 4 milioni, il rafforzamento del trasporto a chiamata a Rieti per 3 milioni e navette Cotral dedicate a Latina per collegare i comuni interni alla linea FL7 per 5 milioni.

Accanto a queste misure di emergenza, serve una visione di lungo periodo che preveda la chiusura dell’anello ferroviario a Roma, il potenziamento strutturale della direttrice sud-est, il collegamento ferroviario Passo Corese-Rieti e la trasformazione delle linee Roma-Nettuno e Roma-Civitavecchia in vere metropolitane di superficie.

È inoltre indispensabile un piano viario regionale decennale da 5 miliardi di euro per completare opere come la trasversale Lazio Sud, la Rieti-Torano e la tangenziale dei Castelli, mettendo in sicurezza arterie fondamentali come la Cassia. Infine, il sistema laziale deve smettere di muoversi senza una regia regionale coordinata: occorre affrontare il tema del secondo scalo civile per decongestionare Fiumicino e integrare finalmente il porto di Civitavecchia con la rete ferroviaria e logistica.

La proposta del Partito Democratico non è un libro dei sogni, ma una piattaforma politica concreta per rimediare ai danni prodotti dall'immobilismo della giunta Rocca, sbloccando le grandi opere e migliorando subito la vita quotidiana dei pendolari. Tutti temi di cui è stato discusso all’iniziativa del 14 aprile al Teatro Golden di Roma, organizzata dal Partito Democratico del Lazio e dalla Fondazione Friedrich Ebert, dove hanno partecipato fra gli altri i consiglieri regionali Massimiliano Valeriani, Marta Bonafoni, Daniele Leodori, Mario Ciarla e Salvatore La Penna.

Il Lazio torna a muoversi solo se la politica smette di inseguire le emergenze prodotte dalla propria inefficienza e ricomincia a governare le infrastrutture con coraggio e competenza.

Data: 
Mercoledì, 15 Aprile, 2026